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Attenzione: Sbiancanti fai-da-te che abbagliano dando solo
problemi
Per avere un sorriso smagliate e luminoso, le tecniche
migliori non sono sicuramente quelle fai-da-te, dai dentifrici
alle paste da applicare, per arrivare alle strisce, tutti
prodotti che si possno acquistare sia in farmacia che ormai
anche al supermercato, con una percentuale di perossido che
possiedono una concentrazione maggiore di quella decisa per
legge che secondo la direttiva Europea per prodotti cosmetici,
non potrebbe superare lo 0,1 %.
In Italia però le cose vanno diversamente , i prodotti sono
liberamente in vendita.

In pochi conoscono la concetrazione di perossido nei prodotti
in commercio e soprattutto le possibili conseguenze, la
normativa europea del dipartimento di Odontoiatria
dell'Ospedale San Raffaele di Milano, spiega il consulente
scientifico del dipartimento, che i prodotti sbiancanti con
maggiore concentrazione devono essere usati dai pazienti solo
sotto supervisione e autorizzazione del dentista.
Roberto Callioni dell’ Andi (Associazione Nazionale Medici
Dentisti Italiani) aggiunge: "Avere denti bianchissimi è
diventato un fenomeno di costume, ma non è la stessa cosa che
avere denti sani, che invece è un diritto. lo sono favorevole
alla vendita di questi prodotti dietro prescrizione. L’uso
indiscriminato di sostanze sbiancanti, che si somma
all’utilizzo di dentifrici dall’effetto abrasivo "meccanico",
di gomme da masticare, eccetera, mette a rischio lo smalto, lo
consuma irreparabilmente".
Il continuo uso di sbbiancanti per denti che contine alte dosi
di perossido, può danneggiare lo smalto, provocare
ipersensibilità, indurre carie, gengiviti e sviluppare
fenomeni di sensibilizzazione.
Il consiglio degli esperti è quello di affidarsi in mani
sicure per avere un sorriso sano e se fosse troppo tardi, per
accorgersi di aver esagerato "Un consiglio è quello di andare
dal dentista al primo accenno di sensibilità, uno dei primi
effetti negativi che si riscontrano", spiega Callioni. Una
proposta è stata quella di subordinare l’uso di questi
prodotti ad una prescrizione medica, in modo da evitarne l’uso
indiscriminato. Ma la CE ha preferito una strada diversa, sia
pure andando contro il parere del Comitato Scientifico: andare
avanti per un periodo di "prova" di cinque anni per ottenere i
dati di studio a lungo termine. "In questo modo si usano i
cittadini come cavie, bisognerebbe invece aspettare di mettere
in commercio i prodotti solo dopo che abbiano dimostrato la
loro innocuità anche a lungo termine". Nel dubbio, meglio
affidarsi allo specialista. Fonte: La Repubblica Salute
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